Il mare, la pioggia, i venti e il loro caffè

scritto da Franco1951
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Autore del testo Franco1951

Testo: Il mare, la pioggia, i venti e il loro caffè
di Franco1951

Il mare, la pioggia, i venti, e il loro caffè.

Ebbene si, anche loro ne hanno bisogno!

E se fosse proprio lui, il caffè, colui che tutto sa?!

Loro, gli elementi, o meglio, le loro essenze, le loro anime, le incontri poco prima dell’alba, non lontano dal posto dove un giorno abbiamo scoperto i balconi del cielo, proprio lì, a due passi dal luogo dove le nostre, di anime, stendono ad asciugare il loro bucato, c’è una piazza e come da noi, dei tavolini, sedie e perfino ombrelloni, si dice che lì sia servito il caffè più buono al mondo.

Non esistono baristi o camerieri però, ognuno ha la sua caffettiera e la sua miscela personale.

Ogni essenza di questi grandiosi elementi si prepara il caffè per conto suo, lo offre con piacere ai vicini e si discute sulla qualità.

A vederli così, non ti è possibile credere che fra pochi minuti cominceranno il loro lavoro, ti daranno le onde, la pace la profondità, il colore la corrente la grandiosità la bellezza, così come le tempeste, quando hanno bevuto un caffè di troppo, o la grandine, non so ancora se l’uragano e la tromba d’aria siano l’effetto di una macinatura grossolana.

Così questa mattina sono uscito molto presto, prima ancora dell’alba, quando Il mondo altro non ha da fare se non aspettare il suono della sveglia, e li ho finalmente beccati gli elementi, proprio nell’attimo in cui sono lì senza la loro anima, quando c’è solo quello che ci è stato dato da vedere, come parcheggiati, come con un cartello sulla loro porta con scritto: “torno subito”.

Tutto in attesa, tutti così indifesi questi poveretti, mentre lassù, al di là delle stelle, in piazza grande, le loro anime preparano le loro caffettiere e così la loro giornata.

Sono corso allora in piazza grande, forse troppo veloce, senza le precauzioni dovute, e una di loro mi ha visto, fra un sorso di caffè e un altro ha alzato una sopracciglia ( una sopracciglia di mare alzata ad arco), e io?

Be io ho chiesto scusa, ho indicato la caffettiera, e con segni e gesti, perché non parlo la loro lingua, ho fatto capire di averne una uguale, molto più piccola naturalmente, ma uguale, un ricordo di mia madre, ho fatto capire. Ed eccomi seduto al tavolo con lei, l’anima del mare, la sua essenza, che parla ovviamente la mia lingua così come tutte le lingue del mondo:

“Ti conosco” ha detto d’un tratto, “tu sei quello di Bali, tu e la tua mania, ti abbiamo osservato tutto il tempo sai, alcuni di noi hanno anche intrapreso ricerche nel dubbio tu fossi qualcosa come un pezzettino di noi andato perso”

“Non sarà mica uno di noi camuffato” si discuteva, “così come ai vecchi tempi, vestito da uomo per avvicinare quei poveretti laggiù senza spaventarli?”

“Sarebbe bello!” ho risposto, e già mi sentivo un gigante.

Ma ecco l’alba, ecco l’inizio della giornata, tutti al lavoro, il mondo non può aspettare oltre.

Wow, e se fosse davvero così, se fossi veramente “uno di loro”, se mio figlio fosse “il figlio di uno di loro” e tutte le mattine potessi finalmente condividere la mia passione con loro, e loro fossero i miei simili….

Il mare, la pioggia, i venti e il loro caffè testo di Franco1951
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